Verificabilita

Come la controparte verifica la tua prova

Una prova che solo tu puoi validare non e' una prova: e' una tua affermazione. Le cinque strade con cui chiunque, anche chi ti si oppone, puo' verificare un bundle in autonomia.

C'e' una domanda che smonta la maggior parte degli strumenti di «certificazione»: chi puo' controllare che sia vero? Se la risposta e' «il fornitore, dal suo sito», allora non hai una prova — hai la dichiarazione di un'azienda, e la sua solidita' vale quanto la sua reputazione e la sua sopravvivenza commerciale.

Il principio, che sembra un autogol

Un pacchetto forense dovrebbe essere costruito perche' chi ti si oppone possa esaminarlo fino in fondo, con i propri strumenti, senza chiedere nulla a te e senza fidarsi di chi lo ha prodotto.

Sembra un autogol commerciale. E' l'esatto contrario, per una ragione asimmetrica: se la controparte puo' verificare tutto e non trova nulla, non le resta niente da eccepire. La contestazione tecnica si esaurisce prima di iniziare, e la discussione torna sul merito — che e' esattamente dove ti serve che stia.

Se pensi di poter contestare un bundle LOCUS, bene: e' esattamente cio' per cui e' progettato. La fiducia non si concentra mai su chi ha prodotto la prova.

Cinque strade indipendenti

dentro il bundle — nessuna dipendenza da noi, funzionano offline interactive.html doppio clic, ricalcola nel browser verify.sh · verify.bat comandi di sistema, non codice nostro comandi manuali shasum e openssl, zero software LOCUS Locus Validator app desktop offline, senza login ne' telemetria pagina pubblica di verifica un codice nel browser — l'unica che richiede rete Se domani il nostro sito sparisse, le prime quattro continuerebbero a funzionare.
Tre dei cinque metodi viaggiano dentro il pacchetto: la verifica non dipende dalla disponibilita' del nostro sito ne' di alcun software esterno.

1. La pagina pubblica di verifica

La via piu' immediata: un codice breve o l'identificativo dell'acquisizione digitati nel browser. Ricalcola impronte, marche temporali e firma in tempo reale. Zero strumenti, accessibile a chiunque — anche a un giudice, dal proprio computer. E' l'unica delle cinque che richiede una connessione e passa dai nostri server, ed e' per questo che non e' l'unica.

2. interactive.html

Un file dentro il pacchetto. Doppio clic, si apre in qualunque browser senza connessione, ricalcola gli hash localmente con le funzioni crittografiche del browser stesso e li confronta con quelli firmati nel manifest. Nessun dato esce dal computer di chi verifica: non c'e' upload, quindi non c'e' modo che noi si sappia che qualcuno sta controllando.

3. verify.sh e verify.bat

Script eseguibili su macOS/Linux e su Windows, anch'essi dentro il pacchetto. Il punto che conta: usano strumenti di sistema — shasum, sha256sum, certutil, openssl — non codice LOCUS. Chi verifica puo' leggerli: sono testo, poche decine di righe. Eseguono cinque passaggi numerati: integrita' del contenuto, completezza (nessun file infiltrato), integrita' dei file di servizio e le due marche temporali.

4. Locus Validator

Applicazione desktop per macOS, Windows e Linux. Si trascina il pacchetto e si ottiene un referto a semaforo piu' un PDF di validazione. Non richiede registrazione e non invia telemetria, e include i certificati delle autorita' di marcatura: funziona su una macchina isolata dalla rete. Serve a chi vuole un esito leggibile senza passare dalla riga di comando.

5. I comandi a mano

Per chi non vuole fidarsi di alcuno strumento, nostro o altrui. E' il metodo che azzera ogni dubbio sul produttore, perche' non esegue nulla che abbiamo scritto noi:

shasum -a 256 -c manifest-sha256.txt
shasum -a 256 -c tagmanifest-sha256.txt
openssl ts -verify -data data/media.jpg -in data/tsa.tsr -CAfile tsa-ca.pem
openssl ts -verify -data tagmanifest-sha256.txt -in tagmanifest-sha256.txt.tsr -CAfile tsa-ca.pem

Su Linux il primo comando diventa sha256sum -c. Una avvertenza pratica che risparmia mezz'ora di confusione: su macOS l'OpenSSL di sistema e' in realta' LibreSSL, che non implementa il sottocomando ts — serve OpenSSL vero, installabile con un package manager. Non e' un problema del bundle.

Che cosa viene effettivamente controllato

Contenuto integrita' del payload completezza (nessun file infiltrato) integrita' dei tag terna di hash Tempo marca sul media marca sul tagmanifest coerenza temporale (cattura prima del sigillo) Identita' firma Ed25519 del manifest impronte percettive e istogramma Interoperabilita' sidecar CASE/UCO coerente col manifest e dentro il sigillo Dieci controlli. Basta che uno fallisca perche' il referto lo segnali.
I dieci controlli descritti nella pagina pubblica di validazione, raggruppati per famiglia. Il Validator ne emette qualcuno in piu' a livello interno: l'elenco pubblico e' la sintesi leggibile.

Le obiezioni serie, e le risposte oneste

«Il software potrebbe mentire»

Obiezione legittima, ed e' la ragione per cui esiste il metodo 5. Le marche temporali sono emesse da autorita' terze e si verificano con la loro CA pubblica; gli hash si ricalcolano con strumenti di sistema. Nessuno di questi passaggi richiede di eseguire codice nostro. Se il software mentisse, i comandi manuali lo direbbero.

«Il contenuto non e' sui vostri server: come faccio a fidarmi?»

E' rovesciata: proprio perche' il media non ci arriva mai, non possiamo averlo alterato. Al server, per le foto, viene trasmesso l'istogramma — non l'immagine. Il custode della prova sei tu, e questo ha un rovescio che va detto: se perdi il bundle, non possiamo ricostruirlo. Serve una copia di backup.

«La data potrebbe essere falsificata»

Non quella della marca RFC 3161: e' firmata da un'autorita' esterna e verificabile con la sua CA. Puoi falsificare l'orologio del telefono — infatti l'orologio del telefono non e' la garanzia, ed e' registrato separatamente insieme al proprio scarto.

«E' un JPEG elaborato, non un dato grezzo del sensore»

Vero, ed e' dichiarato nel manifest firmato. Nessuno smartphone consegna il dato grezzo del sensore attraverso la pipeline standard: l'immagine e' il risultato dell'elaborazione computazionale del dispositivo. Non lo nascondiamo, lo scriviamo.

Che cosa la verifica non dice

Un referto interamente verde afferma una cosa precisa: quel pacchetto e' integro, e quel contenuto esisteva in quell'istante. Non afferma che la scena sia autentica, ne' che l'acquisizione sia stata lecita o processualmente valida.

Sono confini netti, ed e' bene che lo siano: uno strumento che promettesse anche il resto sarebbe meno credibile, non piu'. Il percorso completo, con tutti i comandi, e' sulla pagina come validare un bundle.

Continua con la catena di custodia e una foto ha valore legale?