Normativa
Fotografie dopo un incidente: perché l’immediatezza conta e come documentarla con LOCUS
Lo schema del nuovo Codice della strada valorizza le immagini realizzate sul posto nell’immediatezza del sinistro. La foto del telefono, da sola, non dimostra né quando né dove è stata scattata. LOCUS confeziona ogni scatto in un pacchetto che documenta l’origine dalla fotocamera, l’assenza di modifiche, la posizione GPS e l’ora, con una marca temporale qualificata eIDAS verificabile da chiunque.

Dopo un incidente la scena cambia in pochi minuti. I veicoli vengono spostati, i detriti rimossi, la circolazione riprende. Una fotografia scattata subito conserva informazioni che poco dopo non esistono più: la posizione dei mezzi, i danni visibili, la segnaletica, le condizioni della strada.

Quando quelle immagini finiscono in una pratica assicurativa o in un giudizio, però, non basta che mostrino la scena. Deve essere possibile rispondere a quattro domande: sono davvero quelle scattate sul posto? sono state modificate? dove sono state scattate? e, soprattutto, quanto tempo dopo l’incidente?
Che cosa prevede il nuovo testo
Lo schema del nuovo Codice della strada valorizza proprio le immagini realizzate nell’immediatezza del sinistro. L’articolo 74, comma 2, riguarda i sinistri con soli danni a cose: accanto all’obbligo di spostare i veicoli, prevede l’utilizzabilità nei procedimenti risarcitori delle foto e dei video realizzati dalle parti sul posto e nell’immediatezza dell’accaduto, con una deroga espressa all’articolo 2712 del codice civile, che oggi consente alla controparte di disconoscere una riproduzione fotografica.
L’articolo 138, comma 2, affronta l’accertamento delle violazioni connesse ai sinistri: contempla fotografie, video e dati EDR e richiede agli organi accertatori procedure di acquisizione e conservazione forense che permettano di verificarne l’integrità nel tempo. Testo ufficiale, articoli 74 e 138.
Al 21 ottobre 2026 queste disposizioni sono ancora contenute in uno schema di decreto legislativo: l’Atto del Governo n. 448 è stato trasmesso alla Camera il 14 ottobre 2026 e assegnato alle commissioni Trasporti e Bilancio, che devono esprimere il parere entro il 12 gennaio 2027. Non sono quindi regole già applicabili, e il testo può ancora cambiare. Stato dell’iter alla Camera.
La direzione, però, è chiara: la fotografia fatta sul posto entra nel procedimento, e il suo peso dipende da quanto si riesce a dimostrare sul momento e sulle condizioni in cui è stata realizzata.
Scattare subito, in sicurezza
Già oggi l’articolo 189 del Codice della strada impone di tutelare la sicurezza della circolazione e, compatibilmente con questa esigenza, di preservare luoghi e tracce; con soli danni a cose va anche evitato, ove possibile, l’intralcio. Fotografare non deve ritardare i soccorsi né esporre qualcuno al traffico. Articolo 189 vigente.
Quando si può operare in sicurezza, servono immagini d’insieme e di dettaglio: i veicoli rispetto alla carreggiata, i punti di contatto, le tracce di frenata e i detriti, i riferimenti riconoscibili del luogo (segnali, numeri civici, pali). Se un veicolo è già stato spostato, conviene dirlo: LOCUS consente di registrare un commento vocale o scritto che entra nel pacchetto insieme alla foto.
Perché la foto del telefono, da sola, non basta
La data registrata dal telefono non dimostra quando è stata effettuata la ripresa. L’orologio del dispositivo si può spostare, i metadati EXIF si riscrivono con un programma qualsiasi, la posizione si può aggiungere o togliere, e il file stesso può essere ritoccato prima di essere consegnato. Chi lo riceve non ha modo di distinguere la foto scattata alle 17:42 sul luogo dell’incidente da una scattata il giorno dopo e retrodatata. Che cosa provano davvero i metadati EXIF.
È qui che il disconoscimento previsto dall’articolo 2712 trova spazio: basta che la controparte neghi la conformità della riproduzione, e la foto perde gran parte del suo valore. Il problema non è l’immagine, è l’assenza di elementi verificabili attorno all’immagine.
Che cosa documenta una foto acquisita con LOCUS
LOCUS è un’app per iPhone e Android che acquisisce foto, video e audio e li confeziona, sul dispositivo, in un pacchetto di prova verificabile da chiunque, anche senza LOCUS. Per ogni scatto il pacchetto documenta quattro cose, ciascuna con un’evidenza distinta.

1. Che cosa è stato ripreso, e che la foto viene dalla fotocamera
La foto si scatta dentro l’app, con la fotocamera del dispositivo. Nel pacchetto finiscono il file originale consegnato dalla fotocamera (su iPhone il formato HEIF nativo), una copia di lavoro in JPEG e una copia con filigrana che riporta a vista data e ora, coordinate e identificativo dell’acquisizione. I metadati EXIF della fotocamera (marca, modello, obiettivo, tempi, ISO) sono conservati e, insieme a oltre venti parametri del dispositivo, registrati in un file separato. Il pacchetto dichiara anche come è avvenuta la cattura: dalla fotocamera in diretta, non da un file scelto in galleria.
2. Che non è stata modificata
Di ogni file vengono calcolate tre impronte crittografiche (MD5, SHA-256, SHA-512) e scritte in un manifest firmato con una chiave Ed25519 generata e custodita sul dispositivo. Cambiare un solo byte di una foto cambia le impronte e rompe la verifica. Il pacchetto segue lo standard BagIt (RFC 8493), usato dagli archivi digitali: un elenco di tutti i file con le rispettive impronte, così che si possa anche accertare che non manchi nulla e che nulla sia stato aggiunto.
3. Dove è stata scattata
La posizione è quella rilevata dal GPS del dispositivo al momento dello scatto, con precisione dichiarata, altitudine e direzione della bussola. Viene scritta nel manifest firmato, nella filigrana e nel report PDF, con una mappa. Le versioni più recenti dell’app raccolgono inoltre, attorno alla cattura, riscontri indipendenti dal GPS (segnale di rete, celle, Wi‑Fi, indicatori di posizione simulata), così che un’eventuale falsificazione della posizione lasci tracce incoerenti nel pacchetto. La foto geolocalizzata come prova.
4. Quando è stata scattata: due orologi e una marca qualificata

È il punto che il nuovo Codice rende decisivo. LOCUS registra l’ora del dispositivo, ma la confronta con l’ora di rete ottenuta da server NTP e scrive nel pacchetto lo scostamento rilevato: un orologio spostato a mano viene documentato, non nascosto. Poi, appena il pacchetto è chiuso, chiede a un’autorità terza una marca temporale qualificata eIDAS (InfoCert) sull’elenco firmato di tutte le impronte. La marca attesta che quei file, con quelle impronte, esistevano in quell’istante: non è un dato scritto dal telefono, ma da un soggetto terzo che non conosce né l’utente né il contenuto. Il media e il manifest ricevono anche marche RFC 3161 gratuite (Sectigo), così che ogni file abbia un proprio riferimento temporale indipendente.
Ai fini dell’immediatezza il meccanismo è semplice: una marca ottenuta alle 17:44 dimostra che la foto esisteva già alle 17:44. Se l’incidente risulta avvenuto alle 17:40 dal verbale, dalla chiamata ai soccorsi o dalla scatola nera, la tempestività della ripresa è documentata da un terzo. Nessuna retrodatazione è possibile: una marca si può chiedere solo per un file che esiste già, e applicarla il giorno dopo attesterebbe il giorno dopo. Come funziona la data certa in LOCUS.
Verificabile da chiunque, anche dalla controparte

Il pacchetto si consegna così com’è: una cartella con i file, il manifest firmato, le marche temporali, un report PDF, una pagina HTML interattiva che si apre nel browser e ricalcola le impronte, e script di verifica per Windows, macOS e Linux. Chi lo riceve non deve fidarsi di LOCUS: può verificarlo con strumenti standard (sha256sum, openssl ts), con il programma gratuito LOCUS Validator, che lavora offline e senza account, o dalla pagina pubblica di verifica che accompagna ogni acquisizione.
Per questo diciamo che una foto acquisita con LOCUS è, sul piano dell’integrità, del luogo e del tempo, inattaccabile: non perché lo affermiamo noi, ma perché ogni elemento è ricalcolabile da un terzo e il riferimento temporale lo fissa un’autorità indipendente. Contestare quella foto significa dover spiegare come si sarebbero falsificati, insieme e in modo coerente, tre impronte crittografiche, una firma, la posizione GPS e una marca temporale qualificata emessa da un soggetto estraneo.
Che cosa resta da dimostrare
Serve anche dire che cosa il pacchetto non fa. L’integrità del file, la veridicità della scena e la ricostruzione della dinamica sono questioni distinte: la stessa distinzione tra integrità e autenticità è richiamata dalle linee guida SWGDE. Un’impronta dimostra che il file non è cambiato da quando è stato sigillato; la marca dimostra da quando esiste; il GPS dice dove si trovava il telefono. Nessuno di questi elementi stabilisce chi ha causato l’incidente, né da solo l’ora esatta dell’urto: quella va ricostruita con gli altri riscontri disponibili. Il pacchetto rende indiscutibile la fotografia; la dinamica resta affidata a chi la valuta.
In pratica, sul posto
- Prima la sicurezza: persone al riparo, veicoli segnalati, soccorsi avvisati se servono.
- Aprire LOCUS e scattare dall’app, non dalla fotocamera di sistema: solo così la foto entra nel pacchetto.
- Insieme, poi dettagli: posizione dei veicoli, punti d’urto, tracce, segnaletica, riferimenti del luogo.
- Annotare con un commento ciò che è già cambiato (veicolo spostato, detriti rimossi).
- Lasciare che l’app completi il pacchetto con rete disponibile: la marca temporale si ottiene in quel momento, ed è quel momento che documenta la tempestività.
- Conservare il pacchetto intero e una copia di sicurezza; alla controparte, all’assicurazione o al CTU consegnare il pacchetto, non la sola immagine.
Documentare la scena tempestivamente significa preservare informazioni che potrebbero scomparire. Renderle verificabili significa permettere anche ad altri di esaminarne provenienza, luogo, riferimenti temporali e integrità.
