Posizione

Foto geolocalizzata: che cosa prova davvero la posizione

La posizione GPS di una foto si cambia in un minuto ed è comunque una stima. Come leggerla, con quale precisione, e come renderla verificabile.

«La foto è geolocalizzata, quindi prova che ero lì.» È una conclusione che va presa con cautela. La posizione salvata in una foto dice qualcosa, ma meno di quanto si creda, e va letta con attenzione: con quale precisione, da quale fonte, e con quale garanzia che non sia stata cambiata.

Dove sta la posizione in una foto

Quando il telefono scatta con la localizzazione attiva, scrive latitudine e longitudine nei metadati EXIF del file, accanto alla data e al modello della fotocamera. Sono campi di testo dentro il file: chiunque può leggerli, e con un'app gratuita chiunque può riscriverli, spostando la foto dall'altra parte del mondo senza toccare un pixel (vedi la guida sui metadati EXIF).

C'è poi un secondo limite, più sottile: anche quando nessuno l'ha toccata, la posizione è una stima.

La precisione: un cerchio, non un punto

All'aperto, con cielo libero precisione dichiarata: pochi metri Al chiuso o tra palazzi precisione dichiarata: decine di metri
Il telefono non conosce la posizione esatta: ne stima una e dichiara di quanto può sbagliare. Dentro quel cerchio possono stare sia il tuo appartamento sia quello del vicino.

Il telefono calcola la posizione combinando satelliti, reti Wi-Fi e celle telefoniche, e insieme alla posizione produce un valore di precisione in metri: il raggio entro cui, con buona probabilità, si trova il punto vero. All'aperto può essere di pochi metri; dentro un edificio o tra palazzi alti, di decine. Una foto che dice «sono qui» senza dire «con quale margine» dà un'informazione incompleta.

Per questo, quando la posizione conta, va documentata con la sua precisione e, se possibile, con un riferimento visibile nell'inquadratura: un numero civico, un cartello, una targa, un edificio riconoscibile. Coordinate e immagine vanno lette insieme: se raccontano lo stesso luogo, si rafforzano a vicenda.

Che cosa registra LOCUS, e che cosa no

Quando acquisisci con LOCUS, la posizione non è solo un campo EXIF: entra nel pacchetto sigillato insieme alla precisione dichiarata dal dispositivo, alla fonte del dato, all'indirizzo ricavato dalle coordinate (tramite OpenStreetMap) e a una mappa. Nei video la posizione viene registrata lungo il percorso. Tutto è coperto dall'impronta del pacchetto, dalla firma del dispositivo e da marche temporali di autorità terze, tra cui una qualificata eIDAS: dopo il sigillo, cambiare la posizione rompe la verifica.

LOCUS ha però un limite da tenere presente. Registra la posizione che il telefono gli fornisce: non riconosce una posizione falsificata sul dispositivo prima dello scatto, ad esempio con le app che simulano il GPS. Il sigillo garantisce che quella posizione, con quella precisione, è stata registrata in quell'istante e non è più cambiata; non garantisce che il telefono dicesse il vero. È una delle ragioni per cui un riferimento visibile nell'immagine resta prezioso.

E la riservatezza

La posizione di una foto può rivelare dove abiti, dove lavori, chi stavi seguendo. Nel modello LOCUS il contenuto non lascia il telefono, e la pagina pubblica di verifica non mostra la posizione né l'immagine: mostra soltanto che il pacchetto è integro e quando è stato sigillato. La posizione la vede chi riceve da te il pacchetto.

In pratica

  • Non affidarti alla posizione EXIF di una foto normale: si cambia in un minuto.
  • Guarda sempre la precisione, non solo le coordinate. Se il margine di errore è ampio, spostati all'aperto o aspetta qualche secondo che migliori.
  • Inquadra un riferimento visibile del luogo: civico, cartello, insegna.
  • Sigilla al momento dello scatto: così anche la posizione registrata ha un riferimento temporale verificabile.

Per approfondire: la data certa di una fotografia e, per chi fa indagini, LOCUS per investigatori privati.